La collezione di stampe e libri antichi

La Fondazione accanto al recupero del patrimonio artistico, ha intrapreso da qualche anno anche l'attività di acquisizione di alcune opere di pregio librario.
Tra gli acuisti più importanti ricordiamo: L'Orlando Furioso nella raffinata edizione in quattro volumi, editi a Venezia dallo tra il 1772 e il 1773; La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, illustrata dal Piazzetta, nella pregiata edizione del 1745 di Giambattista Albrizzi; spiccano in particolare Le prose di Pietro Bembo, nell'edizione del 1554 per i tipi di Comin da Trino, Venezia, esemplare già parte della biblioteca privata di Torquato Tasso di cui porta la rarissima firma autografa sul primo foglio di guardia. L'opera del Bembo è particolarmente significativa per il noto dibattito sulla lingua italiana moderna a cui prese parte lo stesso Tasso.
Accanto al citato patrimonio bibliografico, la Fondazione ha acquisito alcune stampe di riconosciuto pregio quali: la fastosa opera del Rascicotti raffigurante l'Ingresso di Papa Clemente VIII a Ferrara nel 1598, un esemplare edito agli inizi del Seicento, lungo quasi quattro metri, e riportante la raffigurazione completa dei personaggi che composero il corteo pontificio; la rarissima carta geografica di Bartolomeo Gnoli raffigurante il Ducato di Ferrara; e infine il prospetto per il Palazzo Ducale di Ferrara, mai realizzato, e delineato da Galasso Alghisi nel 1566.

La collezione di ceramiche graffite

La Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara ha acquisito nel 2004 una delle più ampie ed importanti collezioni private di ceramiche tardomedievali e rinascimentali dell'area padana centro-orientale, in buona parte di origine ferrarese. La collezione, comprendente 360 ceramiche, era già in parte nota anche al di fuori degli specialisti, grazie alle pubblicazioni di una casa editrice ferrarese e all'esposizione di oltre un centinaio di esemplari in occasione della mostra dedicata a "La ceramica graffita del Rinascimento tra Po, Adige e Oglio", allestita a Revere nel 1998.
Oggetto della raccolta sono state principalmente le ceramiche graffite "rinascimentali", della seconda metà del XV secolo e della prima metà del XVI, e in particolare quelle riferibili alla produzione di Ferrara sulla base del ritrovamento locale o di attribuzioni stilistiche. Questa tipologia costituisce circa la metà della collezione, comprendendo un ampio repertorio delle decorazioni e delle forme caratteristiche; alcuni esemplari presentano figurazioni particolarmente notevoli, come il frammento di una grande ciotola con busti di un papa e di una coppia di regnanti e come altri pezzi con personaggi musicanti, figure allegoriche, busti di santi e di angeli. Sono presenti anche alcuni rari scarti di fornace, le testimonianze più sicure della qualità della produzione locale. Il resto della collezione comprende diverse altre tipologie di ingobbiate e graffite ed anche di smaltate, databili tra la metà del XIV secolo e gli inizi del XVII.

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La collezione di dipinti antichi della Fondazione Estense

Ascensione

Ascensione di Cristo con i dodici apostoli - particolare, Pittore ferrarese o veneto, prima metà del XVI sec.

La collezione di dipinti della Fondazione Estense


Visita il sito della quadreria

Nel 1961 la Cassa di Risparmio di Ferrara diede inizio alle proprie collezioni d’arte antica con l’acquisizione di dipinti provenienti dal soppresso Monte di Pietà e da collezioni private cittadine (Massari Zavaglia, Massari Ricasoli Firidolfi nel 1973, Mazza nel 1980).
Nel 1984, a seguito della convenzione stabilita con la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici, la Cassa di Risparmio decise di depositare le proprie opere presso la Pinacoteca Nazionale di Ferrara in Palazzo dei Diamanti.
Un’altra tappa importante fu raggiunta nel 1992 quando la Fondazione Cassa di Risparmio, da poco costituita, riuscì ad acquistare un lotto di dipinti provenienti dalla collezione Sacrati Strozzi che andò ad aggiungersi a quello recuperato dalla Soprintendenza di Firenze e destinato dallo Stato Italiano a Palazzo dei Diamanti. Tornava così a Ferrara parte di una collezione che, ivi costituitasi nel corso dei secoli, era stata trasferita a Firenze solo nell’Ottocento.

La Fondazione continuò poi negli anni ad acquisire opere sul mercato antiquario, per lo più su suggerimento dei funzionari della Pinacoteca cittadina, al fine di completare il percorso espositivo del museo cittadino. Risultò infatti del tutto naturale, sin dall’inizio, esporre i quadri acquistati a Palazzo dei Diamanti, prestigiosa sede della pinacoteca cittadina, nell’ambito di una convenzione di deposito che veniva di volta in volta integrata.
Nel 2004 la Fondazione ha acquisito la quadreria originariamente costituita dalla Cassa di Risparmio di Ferrara, per lo più opere del Cinque –Seicento. Successivamente invece l’attenzione è stata rivolta all’arte moderna, concretizzandosi nell’acquisto nel 2005 de “I grandi fiori di casa Massimo” di Filippo de Pisis mentre nel 2008 è stata la volta del dipinto di Giovanni Boldini, “La cantante mondana”. Entrambi i dipinti, quando non esposti in mostre in Italia e all’estero, sono in deposito presso le Gallerie di Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara.
Con decreto della Commissione Regionale per il patrimonio culturale del 18/08/2016, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo dichiarava, ai sensi dell’art. 10 comma 3, lett. d) ed e) e art. 13 comma 1 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, l’eccezionale interesse artistico e storico della collezione di oltre un centinaio di dipinti della Fondazione Carife depositata presso la Pinacoteca Nazionale di Ferrara.
In seguito a tale riconoscimento, che sanciva appunto l’eccezionale interesse della collezione non solo per rilevanza artistica ma anche per il suo importante riferimento con la storia e la cultura della città di Ferrara, a gennaio 2017 la Fondazione Carife ha inteso rinnovare la convenzione siglata nei primi anni Novanta del Novecento, confermando in tal modo la volontà di mantenere il proprio patrimonio artistico fruibile da parte del pubblico. La Fondazione considera infatti la propria collezione di dipinti un tassello di un più ampio patrimonio culturale collettivo che va valorizzato nell’interesse generale della città di Ferrara nella cornice a ciò più consona, ovvero la Pinacoteca Nazionale di Ferrara ora parte delle “Gallerie Estensi”. 

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